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30.9.10

Cake alla crema di lamponi

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Credo, anzi, lo so per certo, di aver un'attrazione immediata per tutto quello che prepara
questa donna. Da quando ho tra le mani il suo (primo) libro non faccio che sistemarlo a giorni alterni sul comodino, per sfogliarlo prima di andare a nanna. Cosa, questa, che mi rilassa incredibilmente. Alle volte gioco a girar le pagine, come fanno i bambini, guardando solo le foto, perchè sono troppo stanca per soffermarmi a comprendere le parole.
Stavolta una favorevole congiuntura (leggasi farina + lamponi da smaltire) ha voluto che riuscissi a preparare addirittura il giorno seguente il cake che mi aveva fatto addormentare a cuor leggero, scavalcando la lunga serie di ricette in attesa di elaborazione.
E' per me un'abitudine preparare cake o simili con farine di diverso tipo, soprattutto integrali. Lo trovo un ottimo modo per introdurre più fibre nella mia alimentazione, soddisfacendo pienamente anche il palato, solleticato da sapori più rustici e rotondi. E come non potrebbe dar piacere l'addentare una fetta di torta marmorizzata con una crema di lamponi?
La ricetta originale prevede il raspberry curd, che io, però, ho preparato senza uova. A tal proposito mi chiedevo se si può ancora parlare di "curd" se non ci sono uova...In attesa di eventuali smentite, mi prendo questa licensa e vi lascio la ricetta!




CAKE ALLA CREMA DI LAMPONI

Tratto e riadattato da "Super natural cooking" di Heidi Swanson

Per uno stampo di 20x22 cm:

200 g di farina integrale macinata fine

200 g di zucchero di canna

170 g di burro morbido

3 uova

1/2 bustina di lievito

la punta di un cucchiaino di sale

100 g di lamponi freschi

crema di lamponi

Per la crema di lamponi

150 g di lamponi schiacciati (togliete i semi, se preferite)

70 g di zucchero

2 cucchiaiate di burro morbido

2 cucchiai d'acqua

1 cucchiaino raso di amido di mais

Per prima cosa preparate la crema. Mettete in una pentola la purea di lamponi, lo zucchero e il burro. Fate cuocere per 5 minuti. Sciogliete l'amido nei 2 cucchiai d'acqua e aggiungetelo alla purea. Cuocete ancora 2 minuti e fate raffreddare.
Sbattete il burro con lo zucchero fino a renderlo una crema. Aggiungete le uova una alla volta, poi il sale e il lievito. Mescolando a mano unite la farina e in ultimo i lamponi. Non mescolate eccessivamente. Ponete in uno stampo imburrato e infarinato metà dell'impasto, spalmate la crema di lamponi, coprite con l'impasto rimanente. Fate cuocere a 180° per 20 minuti e i rimanenti 20-30 minuti a 160°. Lasciate raffreddare, togliete dallo stampo e cospargete con lo zucchero a velo.

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RASPBERRY CURD CAKE

1 1/2 cups whole-wheat pastry flour

1 cup cane sugar

3/4 cup softened butter

3 eggs

1 1/2 teaspoons baking powder

3/4 teaspoon fine salt

1/2 cup fresh raspberries

For the raspberry curd

1/2 cup raspberry puree (discard seeds, if you prefer)

1/3 cup sugar

2 tablespoons softened butter

1 tablespoon water

1/2 teaspoon cornstarch

For the curd, in a saucepan put raspberry puree, sugar and butter and bring to boil. Cook for 5 minutes. Mix water and cornstarch until cornstarch is completely dissolved. Pour the mixture into the pan and cook for 2 minutes. Let the curd cool.
In a bowl beat the butter with sugar until creamy. Beat in the eggs one at a time, then add salt and baking powder. Gently fold in flour mixing by hand. Fold in raspberries. Don't overmix. Scoop half of the batter into a loaf pan, spread the curd over the batter, then cover with the rest of the batter. Bake for 20 minutes at 356°F, then turn the oven down to 320°F and bake for 20-30 minutes. Let the cake cool, then dust with icing sugar.


23.9.10

Tea cakes al farro, prugne e mele

Succede che il foodblogger è una specie molto pericolosa, soprattutto se si trova vis à vis con il fido portatile a spulciare un sito che vende farine. E, non lo nascondo, io ci casco sempre! Sarà patologico, ma non riesco a commisurare gli acquisti e, clicca di quà, scegli di là, il cestino si riempie..e farina di grano saraceno, e farina di quinoa e...perchè non vale la pena pagare le spese di spedizione per due sacchetti, no? Tanto vale esagerare! Ma, per quanto mi fossi impegnata, non avrei mai potuto immaginare un invasione di formiche in dispensa e la battaglia che ne sarebbe derivata.

Una sorta di Poitiers atto secondo combattuta a suon di spruzzi, ma stavolta la scelta strategica si è rivelata più impervia del previsto: fare fuori i sacchetti di farine, così, tutto d'un colpo! E se prima avevo le idee chiarissime su cosa avrei fatto con quello e quell'altro, al momento critico soni sparite! Per fortuna qualche neurone girava ancora, stanco, ma c'era! E ci credete se vi dico che son venute fuori le tortine più morbide mai fatte? Sarà per via della farina di farro, non saprei. Ma queste tortine restano morbide anche 5 giorni. Ovviamente perdono qualcosa in fragranza, ma la sofficità resta tutta! E poichè dovevo ripendermi dalle fatiche di guerra, ho bagnato un paio di teacakes con uno sciroppo all'acqua di rose (ve la ricordate?) e le ho mangiate, manco a dirlo, con un tè alla rosa!

Foodbloggers raduno


L'idea di proporvi questa cosa mi è venuta d'amblet, anche se ci penso da parecchio. Ormai è quasi un annetto che mi ritrovo in questo e altri spazi ad intrattenermi con voi e sarei contenta di incontrarvi personalmente. Insomma vederci faccia-a-faccia, chiacchierare dinanzi ad un buon piatto, conoscerci! Ho pensato al Salone del Gusto che si terrà a Torino dal 21 al 25 ottobre e mi è sembrata un'ottima occasione! Io ci sarò, nei giorni di venerdì, sabato e domenica. Se qualcuno di voi ha intenzione di andare e ha piacere a trascorrere qualche ora insieme, me lo comunichi, qui o tramite mail.
Spero che si crei un bel gruppo con cui trascorrere un momento di relax in un ambiente che, a mio avviso, non potrebbe essere migliore!
Se vi va, fate girare la voce!



PICCOLE TEACAKES DI FARRO CON PRUGNE E MELE

Ingredienti per 12 teacakes:

130 g di farina di farro spelta

80 g di fecola di patate

100 g di zucchero di canna (se le preferite più dolci aumentate a 150 g)

3 uova

60 ml di tè alla rosa o acqua

60 ml di olio di girasole

300 g di frutta tagliata a dadini (io ho usato 1 mela grande e 5 prugne)

1/2 bustina di lievito

Per lo sciroppo

250 ml di acqua

acqua di rose q.b.*

4 cucchiai di zucchero semolato

* In realtà io ho fatto 30% acqua - 70% acqua di rose. Ma credo che questo dosaggio sia troppo forte se usate l'acqua di rose che c'è in commercio. Perciò regolatevi in base al prodotto e al vostro gusto!

Montate le uova con lo zucchero fino a quando triplicano in volume e diventano bianche e spumose. Sempre con le fruste in azione aggiungete a filo il tè e l'olio, poi la fecola di patate e il lievito. Per ultimo incorporate a mano la farina di farro con delicatezza per non smontare il composto. Mettete metà della frutta e versate il composto negli stampini da muffin riempendoli per 3/4. Aggiungete sopra la frutta rimanente (non fate come me che ho messo tutta la frutta dentro ed è scesa giù!) e infornate a 180° per 25-30 minuti. Lasciate raffreddare.
Per lo sciroppo portate a bollore acqua e zucchero e cuocete fin quando questo non si è completamente sciolto. Lasciate raffreddare e aggiungete l'acqua di rose. Versate uniformemente lo sciroppo sulle tortine.



PRUNE-APPLE SPELT TEACAKES

Makes 12 teacakes:

1 cup spelt flour

3/4 cup potato flour

1/2 cup granulated cane sugar

3 eggs

1/4 cup rose tea or water

1/4 cup sunflower oil

2 cups prunes and apples (cut into small pieces)

1 teaspoon baking powder

For the syrup topping

1 cup water

2 tablespoons rosewater*

4 tablespoons refined sugar

* Add more or less rosewater, if you life



Place eggs and sugar into a bowl and beat until tripled in volume and light in color. Beat in gradually tea, sunflower oil, potato flour and baking powder. Fold in spelt flour and half of the fruit mixing by hand. Spoon the batter into the muffin cups, filling each one about three-fourths full. Cover with the rest of the fruit and bake for 25 to 30 minutes at 356°F. Let the teacakes cool completely.
For the syrup bring water and sugar to a simmer in a saucepan, stirring until sugar dissolves. Remove from heat and cool, then add rosewater.
Spoon the syrup evenly over the cooled teacakes.


28.4.10

Pane semi-integrale all'avena e sesamo (façon Bonci)

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Mi sembra incredibile che una settimana sia passata così in fretta, senza che abbia avuto il tempo di scrivere qualcosa. Ma si sa, tempus fugit, e, alle volte, si hanno appena le forze necessarie per non essere travolti!
Questo pane l'ho preparato qualche tempo fa, quando finalmente sono riuscita a vedere Bonci alla famosa trasmissione. Ora, non so voi, ma fatti salvi Vissani, Martinetti o qualche altro ospite illustre, ritrovarmi a vedere "cuoche(i)" alle prese con accostamenti improbabili, ricette scopiazzate e canzoncine da asilo mi rende piuttosto nervosa. Ma Gabriele Bonci è una ragione più che valida per superare le mie reticenze. Un amante dei lieviti che parla dei suoi impasti come non ci si aspetterebbe da un uomo alto e grosso come lui, ne descrive la chimica e la vita, li coccola, li custodisce, li fa sbocciare. Se non avete mai assaggiato una sua creazione, iniziate ad ammirarla qui e poi programmate una bella gita a Roma!
Bonci aveva proposto una ricetta semplice per preparare del buon pane con il lievito naturale. La prima volta l'ho riprodotta così come trascritta, la seconda ho aggiunto dei fiocchi d'avena e dei semi di sesamo, rivedendo alcune dosi. Vi scrivo la ricetta così come l'ho fatta io e metto tra parentesi le dosi originali.
Spesso il "lievito madre" fa pensare a ricette lunghe o particolarmente elaborate e, di conseguenza, scoraggiare chi vorrebbe farlo, ma non osa. Questo pane dimostra come si possono ottenere degli ottimi risultati con uno sforzo davvero minimo. Si tratta di un pane a lievitazione mista. In un procedimento semplificato come questo, infatti, è necessario dare un sostegno in più all'impasto che ci viene proprio dal lievito di birra.
L'avena e il sesamo li ho aggiunti perchè sono due ingredienti che amo molto e che mi piace usare nei lievitati per avere un gusto preciso e intenso. Infatti ne è uscito un pane ben strutturato, dall'aroma tostato e con un leggerissimo retrogusto amaro, che ha reso maggiormente con cibi dai forti sapori, come formaggi erborinati, salumi, pesci affumicati. Da tiepido, ho mangiato una fetta con un velo di burro d'arachidi homemade e delle fettine di fragole fresche. L'aroma delle noccioline e quello del sesamo si esaltano a vicenda, mentre il burro fa da trait d'union tra la freschezza delle fragole e la pienezza dei cereali.




PANE SEMI-INTEGRALE all'avena e sesamo (a lievitazione mista)

Per una pagnotta da 1 kg :

250 g di farina manitoba tipo 0 (farina manitoba, non specifica il tipo)

200 g di farina integrale tipo 2 (250 g)

40 g di fiocchi d'avena (non presenti)

100 g di lievito madre (rinfrescato la sera prima)

380 g di acqua a 20° (350 g)

2 g di lievito di birra fresco (3,5 g di lievito di birra disidratato)

6 g sale

semi di sesamo (non presenti)

Sciogliete il lievito madre e quello di birra nell'acqua. Dovete ottenere un impasto molle e colloso, come una pastella. Miscelate le due farine e aggiungete il composto liquido iniziando a mischiare fin quando non otterrete un impasto morbido e lavorabile. Probabilmente la farina potrà essere di più (o di meno) di quella necessaria. Ogni farina ha un certo grado di assorbimento per cui la vostra potrebbe essere diversa dalla mia!! Secondo la mia esperienza, se l'impasto è troppo morbido è possibile aggiungere ancora farina. Al contrario, se è troppo duro è un errore aggiungere altra acqua. Per evitare questo, meglio togliere un paio di pugni di farina dalla quantità indicata e aggiungerne poca alla volta. Io ho lavorato la pasta per una trentina di minuti, fin quando l'impasto era ben incordato. Ungete una ciotola di vetro o ceramica, metteteci l'impasto e coprite con pellicola trasparente. Ponete in frigo a lievitare dalle 12 alle 24 ore. Trascorsa la prima lievitazione, riprendete l'impasto e versatelo sulla spianatoia appena infarinata. Appiattite delicatamente con le mani cercando di ottenere una forma rettangolare. Mettete il rettangolo di fronte a voi in modo da avere in verticale il lato più corto. Ora piegate l'angolo in alto a sinistra verso l'interno. Fate lo stesso con l'angolo in alto a destra (come se stesse facendo il segno alla pagina di un libro). Poi arrotolate senza stringere troppo. Preparate un telo di cotone o lino, sistematelo in uno stampo da plumcake e spolveratelo abbondantemente con i semi di sesamo. Sistemate il rotolo dentro, disponendo la chiusura verso l'alto. Fate lievitare 20 minuti in luogo tiepido. Bonci consiglia di non superare questo tempo di lievitazione, perchè il pane deve continuare a crescere in cottura. Riscaldate il forno al massimo della temperatura. Prendete una teglia, copritela con carta forno e rovesciatevi sopra il rotolo, che avrà, a questo punto, la chiusura verso il basso. Fate delle incisioni con un coltello ben affilato, senza affondare nell'impasto, ma facendo scivolare la lama con dolcezza. L'impasto inizierà ad aprirsi da solo. Infornate subito nella parte bassa del forno e riducete la temperatura a 200°. Cuocete per una quarantina di minuti. Controllate la cottura con uno stecchino, oppure battete il fondo del pane con le nocche delle mani. Il pane è cotto se il suono è sordo. Avvolgete in un telo di cotone e fate raffreddare così.
Ho provato a congelare una parte di pane a fette e devo dire che, scongelato a temperatura ambiente, è tornato come appena fatto.

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25.3.10

Voglia di dolce, in rosso

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Ultimamente mi sto riscoprendo golosa. Voglia di dolce lieve e sommessa, sospinta da picchi di golosità assoluta (è da una settimana che penso a zeppole fritte trabordanti di crema). Stavolta le mie papille chiedevano qualcosa di moderatamente dolce, con tanta succosa frutta. Non arance, kiwi o mele! Vero che sono molto attenta alla stagionalità dei prodotti, ma dopo tre mesi a mangiare arance avevo bisogno di staccare un po'. Così ho deciso di dar fondo alle ultime scorte di frutti rossi surgelati in autunno. Per la ricetta, l'ispiratrice è stata nuovamente
lei, alla quale sono debitrice di un gran numero di idee (un paio già proposte qui o qui ). Appena ho visto la foto di quel cake in cui affondavano morbidamente frutti violetti e selvaggi, ricoperti da briciole profumate e croccanti non ho potuto non replicare. Qualche variazione negli ingredienti per un risultato pienamente soddisfacente. Coffee cake, così lo chiama l'autrice. E il nome rispecchia appieno le fattezze di un dolce da addentare bevendo un caffè, una tazza d'orzo, una tisana! Mi è piaciuto così tanto che, mentre lo mangiavo, già pensavo ad una versione estiva con rosmarino e albicocche. Insomma, un cake adattabile alle quattro stagioni!
Altro dettaglio (forse) non trascurabile è che il cake in questione non contiene un grammo di zucchero (topping a parte). Come dire, leggero, ma buono!



Potete provare a sostituire la farina, la frutta o gli ingredienti del crumble. Io ho variamente sperimentato con farina di farro e semintegrale, pere e noci o banane, gocce di cioccolato e anacardi. La frutta inumidisce l'impasto sottostante quel tanto che basta a renderlo morbido e profumato. Non è necessario scegliere frutta poco acquosa. Questo vi permetterà di usarne davvero tutti i tipi. Il topping è irresistibile. La vera sfida sarà riuscire a mangiare la fetta senza aver sgranocchiato prima la parte superiore!

BERRIES COFFEE CAKE

Per uno stampo di 20x22 cm:

Per la base

130 g di farina integrale

20 g di fiocchi d'avena

80 g di miele (io ho usato 50 g di miele d'acacia e 30 g di miele di castagno)

50 g di burro

50 g di latte

1 uovo

2 cucchiaini colmi di lievito per dolci

1/3 di cucchiaino di sale

1/2 cucchiaino di timo fresco

200 g di frutti rossi (a me erano mirtilli e more)

Per il topping

50 g di farina integrale

40 g di zucchero di canna

80 g di mandorle spellate intere

50 g di burro freddo

Ponete in una ciotola farina, fiocchi d'avena, timo, lievito e sale. Date una mescolata e tenete da parte. Fate riscaldare burro e miele sul fuoco fin quando entrambi non saranno ben sciolti e fluidi. Fate intiepidire e poi aggiungete il latte e l'uovo. Sbattete il tutto e versate sugli ingredienti secchi. Mescolate quanto basta per far inumidire bene il composto. Non dovete lavorare troppo a lungo l'impasto. Io ho girato con le fruste elettriche un paio di minuti. Imburrate e infarinate leggermente la teglia, versate il composto e copritelo con la frutta. Preparate il topping tritando velocemente al mixer tutti gli ingredienti. Se non disponete di un robot, procedete lavorando farina e burro con la punta delle dita a creare delle briciole. Poi unite lo zucchero e le mandorle tagliate a pezzi non troppo piccoli. Cospargete la frutta con il topping e pressate leggermente per farlo aderire. Cuocete in forno preriscaldato a 170° per 30 minuti. Fate la prova stecchino tenendo conto che la frutta all'interno rimarrà umida. Non cuocete troppo altrimenti il cake risulterà secco. Servite semplice o accompagnato da crème fraiche con un filo di miele.

12.3.10

Sorseggiando una tazza di tè



Credo di avervi già accennato della mia passione per il tè. Quel liquido bollente e aromatico che amo sorseggiare in solitudine, ritagliandomi un momento di libertà e relax, fatto di pensieri, letture, progetti, musica. E nonostante non rinunci a questo piacere neppure quando ci sono 40°, va da sè che questo quotidiano rituale ha come sfondo ideale le giornate fredde, in cui è bello rifugiarsi in una tazza calda, che riscalda mente e corpo. In questi giorni in cui probabilmente la maggior parte di voi starà facendo "a botte" con la neve, il gelo e quant'altro, io mi godo queste ultime gocce d'inverno e mi vizio con qualche biscottino.

Questi biscotti li ho voluti sottili, leggeri, scioglievoli, piccole dolcezze da tè. Per la ricetta ho preso spunto
qui e l'ho riadattata per usare la pelle di latte. Cos'è la pelle di latte? Si tratta della panna che affiora in superficie quando bollite il latte fresco crudo. Io ne ho sempre a disposizione, da quando preparo lo yogurt. Potete sostituirla con crema di formaggio, come da ricetta originale, anche se vi consiglio di usare piuttosto del mascarpone che, per il contenuto di grassi, più vi si avvicina.
Se siete tra quelli che amano inzuppare i biscotti nel tè, questi sono perfetti. Si inumidiscono, rimanendo perfettamente integri. Io li ho lasciati semplici, ma nulla vieta di passarli nello zucchero a velo, oppure di cospargerli di cristalli di zucchero prima della cottura.
A mio avviso il gusto ne guadagna se li mangiate a distanza di qualche giorno dalla preparazione, dopo averli conservati in una scatola di latta.



BISCOTTI DA TE' ALLO ZENZERO E PELLE DI LATTE

Ingredienti per 40 biscotti (di 5 cm di diametro):

125 g di farina di segale

125 g di farina integrale

60 g di zucchero

100 g di burro morbido

100 g di pelle di latte

1/3 di cucchiaino di sale

3 cm di zenzero fresco grattugiato

Impastare tutti gli ingredienti insieme lavorandoli velocemente. Vi basterà che il tutto sia ben amalgamato. Formate una palla con l'impasto e lasciatela in frigo per 30 minuti. Poi stendetela ad uno spessore di 2 mm, tagliate dei dischi con un coppapasta e disponeteli su una placca da forno ricoperta con carta forno. Cuocete per 12 minuti a 180°. Lasciate raffreddare completamente, poi sistemate i biscotti in una scatola di latta. Si conservano perfettamente anche più di un mese.

21.1.10

Tempo di frittelle: panzerotti alle castagne

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Questi dolcini li ho preparati un po' di tempo fa' per la prima volta, usando dei ritagli di pasta che mi erano avanzati da questa ricetta. Poi li ho rifatti, con qualche sostituzione per renderli un po' più dolci. Rispetto ad altri fritti non sono molto grassi, poichè nè la pasta, nè il ripieno contengono un grammo di burro o olio. Ovviamente c'è tutto l'olio per la frittura! Ma io credo che una buona frittura ce la si possa concedere anche una volta a settimana, senza gravi danni. A patto, però, che sia fatta bene! Io seguo poche, ma efficaci regole. Uso olio d'oliva in frittura profonda e non immergo mai il cibo prima che sia stata raggiunta la temperatura. Molti dicono che friggere in abbondante olio sia un grande spreco. Io non sono d'accordo. Se una cosa la si deve fare, che sia fatta bene! Friggere in poco olio non solo pregiudica il risultato finale (cose mezze bruciacchiate ecc..), ma fa anche male alla salute. Perchè poco olio si surriscalda molto più rapidamente nella pentola, raggiungendo il punto di fumo e diventando nocivo. Un suggerimento banale che posso dare è quello di scegliere la pentola delle giuste dimensioni, prima di mettere l'olio. Ad esempio questi panzerottini erano molto piccoli, di circa 3 cm di lunghezza. Perciò ho scelto un pentolino con un diametro di circa 15 cm che ne potesse contenere 4-5 e l'ho riempito con 3 bicchieri d'olio circa.
Detto questo vi passo la ricetta! Facile, veloce e versatile!


Se avete voglia di un dolcino buono, ma non troppo peccaminoso o se avete delle intolleranze alimentari, questi panzerotti potrebbero essere una soluzione. Basta variare il ripieno (crema pasticcera, crema alla nocciola o altre confetture) o cambiare la forma, e avrete già qualcosa di diverso. Appena cotti sono un po' croccanti, mentre da tiepidi si ammorbidiscono. Io consiglio di mangiarli appena caldi, intingendoli in una tazzona di panna semimontata!

PANZEROTTINI ALLE CASTAGNE

Ingredienti per circa 40 panzerottini:

Per la pasta:

150 g di farina 00

100 g di farina di castagne

1 cucchiaio di zucchero

marsala q.b. (sostituibile con acqua o latte)


Per il ripieno:

marmellata di castagne (io ho usato quella che prepara mia madre con castagne e rhum, voi scegliete quella di vostra preferenza. Ci vedrei bene anche una confettura di lamponi)

zucchero semolato per finire

Preparate la pasta come segue: mischiate le due farine e lo zucchero, poi iniziate a impastare aggiungendo gradatamente il marsala fino a quando l'impasto raggiunge la consistenza della pasta fresca. Avvolgete con un panno e lasciate riposare 10 minuti. Procedete a stendere la pasta. Io ho usato la macchinetta per le sfoglie al livello 4. Comunque deve essere spessa un paio di millimetri. Ricavate dei dischi, ponete un cucchiaino scarso di confettura al centro, inumidite il bordo con dell'acqua e ripiegateli su loro stessi a formare dei semicerchi. Pressate tutto intorno al ripieno e, quando siete sicuri che non c'è più aria, chiudete le estremità aiutandovi con i rebbi di una forchetta. Ponete l'olio in un pentolino e portatelo a temperatura. Il metodo più semplice per vedere se è pronto, è quello di immergere uno stuzzicadente o il manico di un mestolo. Quando si creano tutt'intorno delle bollicine, l'olio è pronto. Tuffate i panzerotti nell'olio e cuoceteli circa 1 minuto per lato. Scolateli su carta assorbente e passateli nello zucchero semolato. Serviteli caldi, o tiepidi.

Sapete dove buttare l'olio della frittura?

Se avete risposto nel lavandino, mi spiace! Risposta sbagliata! Un litro d'olio buttato nel lavandino inquina circa un milione di litri d'acqua. Un dato incredibile, vero? L'olio puo' essere riutilizzato come carburante, ma SOLO se sottoposto a trattamenti specifici. Per legge i ristoranti sono obbligati a buttare l'olio usato in appositi contenitori. Allo stesso modo anche le officine meccaniche devono smaltire l'olio delle macchine in speciali silos. Se nel posto in cui vivete non c'è un sito specifico dove smaltire questo rifiuto e il comune non informa su come disfarsene, le soluzioni sono tre:

1) siate voi a sensibilizzare il comune (impresa ardua assai!!)

2)aspettate che il vostro olio si raffreddi, mettetelo in una bottiglia e portatelo a qualche ristoratore o meccanico

3) non desistete se vi rideranno in faccia o vi prenderanno per matti (cosa che è successa a me!), perchè forse dovrebbero imparare da voi!!
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13.1.10

Profumo di...pane integrale alla segale

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Quando si prepara il pane in casa si crea sempre un'atmosfera di attesa. Ogni momento è buono per andare a sbirciare se la lievitazione sta avvenendo. E quando inforniamo c'è sempre un leggero palpito, che si placa in un senso di soddisfazione quando il nostro pane, dopo aver profumato tutta la casa, è finalmente pronto.
Ecco, preparare il pane è una di quelle cose che mi da una sensazione di calma, attesa, riposo.
Il pane (o meglio i pani) integrale mi è sempre piaciuto. Perchè è ricco e denso, e si può meravigliosamente arricchire con semi o germi.
La ricetta proviene da un piccolo libro sul pane fatto in casa in cui l'autrice cita questo pane come Il pane di segale di New York, che il marito mangiava fin dall'infanzia, come pane da sandwich. Io ho modificato un pò la ricetta, come sempre! Non credevo venisse un pane così buono. Si conserva perfettamente per 4-5 giorni, mantenendo la sua umidità e morbidezza. Le ultime due fette le ho tostate per preparare un panino con gamberi al vapore e avocado..mhm!
L'impasto è diretto, per cui non richiederà molto tempo. Credo che riadatterò la ricetta per preparare un pancarrè.
Non ho la foto dell'interno, poichè dovevo trasportarlo e non ho voluto tagliarlo. Quindi dovrete fidarvi, o ancora meglio, fatelo!


Al primo taglio, la parte più interna si sbriciola leggermente. Dopo un paio di giorni la mollica si compatta e riuscite a tagliare delle fette senza che si sbriciolino. L'alveolatura è fitta e minuta. La crosta leggermente morbida. Il sapore pieno, si abbina bene con confetture di frutti rossi, formaggi stagionati, pesci o carni affumicati. Io, lo trovo buonissimo con tutto!

PANE INTEGRALE ALLA SEGALE


Ingredienti per una pagnotta di circa 800 g:

250 g di farina manitoba integrale (vedi sotto)

100 g di farina manitoba tipo 0 ( ricetta originale: 350 g di farina manitoba)

150 g di farina di segale

320 g di acqua a temperatura ambiente

1 cucchiaio di yogurt bianco naturale

1/2 cucchiaio raso di zucchero (ricetta originale: non previsto)

1 cucchiaino colmo di sale

5 g di lievito di birra fresco (ricetta originale: 15 g)

Mischiate le tre farine, aggiungendo sale e zucchero. Sciogliete il lievito nell'acqua. Iniziate a impastare unendo alle farine l'acqua e lo yogurt. Lavorate l'impasto per 10 minuti.
La quantità di acqua è variabile. Nel senso che le farine potrebbero assorbirne di più o di meno. Perciò consiglio di iniziare con 300 g e regolarsi via via (fino a un max di 350 g circa). Bisogna ottenere un impasto morbido e non appiccicoso. Forse vi sembrerà troppo umido, ma non dovete aggiungere molta farina, altrimenti in cottura diventa troppo duro.
Quando l'impasto è pronto, mettetelo a lievitare in una ciotola ben chiusa con carta trasparente o con un coperchio. Non deve passare aria. Ponete la ciotola in un luogo senza spifferi. Io l'ho messa nella stanza più calda della casa, avvolta in una coperta.
Fate lievitare 10-12 ore (io tutta la notte).
Trascorso questo tempo il tutto sarà più che raddoppiato.
Rovesciate l'impasto sulla spianatoia e fate due giri di pieghe del primo tipo. Aspettate 5 minuti e poi date la forma che desiderate. Io ho preparato una pagnotta leggermente allungata, l'ho messa su un telo infarinato e poi in una ciotola di ceramica. Fate dei tagli sulla pasta e fate lievitare altre 4-5 ore. A questo punto dovete mettere la pagnotta sulla teglia del forno, con i tagli verso l'alto. Aiutatevi con il canovaccio per fare questa operazione. Cuocete per 10 minuti a 200°, poi abbassate a 170° per altri 40 minuti (controllate sempre il vostro forno).
Il pane è pronto quando battendo con le nocche sul retro sentirete un suono sordo.
Ora, se volete una crosta più croccante, fate raffreddare completamente il pane prima di metterlo in un sacchetto di carta. Se preferite una crosta più morbida, ponete il pane caldo nel sacchetto. Io ho preferito la seconda.

20.11.09

Inventando la ricetta: crostata rustica con confettura di zucca, zenzero e limone

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So bene che in pasticceria bisognerebbe seguire regole ben precise, attenersi alle dosi in maniera pedissequa e trattenersi dalla tentazione di prendere una ciotola e procedere confusamente seguendo il proprio istinto. Ma spesso mi piace "non dover-fare", farmi condurre dai pensieri che scivolano leggeri, muovere le mani intrise di burro e farina, afferrare questo o quel barattolo in dispensa (rimproverandomi, poi, per dover pulire quel vetro appiccicoso), sperimentare, provare. In questa fase di grande rilassatezza tutto sembra possibile: i ciambelloni crescono altissimi, non esistono ciambelle senza buco, e le crostate sono perfettamente friabili. Alle volte l'esperimento riesce, altre no. Ma non sarebbe più grande il dispiacere per non averci provato?


Stavolta la "ciambella" è uscita con il buco. Volevo un dolce-poco-dolce, ma burroso e friabile, possibilmente con la farina di mais, e la zucca. La scelta è caduta su una crostata coperta da un leggero strato di confettura. L'impasto è tanto morbido che riuscirete a stenderlo con le mani. Da cotto diventa granuloso e soffice e accoglie a meraviglia la confettura dolce e fresca.

CROSTATA RUSTICA CON MARMELLATA DI ZUCCA, ZENZERO E LIMONE


CROSTATA RUSTICA CON MARMELLATA DI ZUCCA, ZENZERO E LIMONE

Ingredienti per uno stampo di 28 cm di diametro:

Per la base

150 g di farina 00

100 g di farina di mais macinata finissima (fioretto)

100 g di mandorle macinate finemente

150 g di zucchero

150 g di burro di panna fresca a temperatura ambiente

2 uova

2 cucchiaini di lievito per dolci

1 punta di cucchiaino di sale

Riunite in una ciotola le farine, lo zucchero, le mandorle, il lievito e il sale. A parte lavorate il burro con le uova. Mischiate i due impasti e lavorate velocemente. Tenete in frigo per un paio d'ore. Prendete il composto e stendetelo nella teglia imburrata. L'impasto è molto umido e morbido. Perciò io l'ho steso direttamente nella teglia con le mani.
Coprite con la confettura e cuocete per circa 30 minuti a 180°.

CONFETTURA DI ZUCCA, ZENZERO E LIMONE

1,5 kg di zucca senza buccia

800 g di zucchero

4 cm di zenzero fresco

1/2 cucchiaino di zenzero in polvere

2 limoni

Tagliate la zucca a pezzetti, unite lo zucchero, la buccia dei 2 limoni, lo zenzero fresco grattugiato e quello in polvere. Portate a ebollizione, fate cuocere 5 minuti o fin quando tutto lo zucchero si è sciolto, spegnete e fate raffreddare. Fate riposare una notte (o comunque 6-7 ore). Trascorso questo tempo cuocete la confettura fino a quando non avrà raggiunto la consistenza che desiderate. Invasate, capovolgete immediatamente i barattoli tenendoli così fino a completo raffreddamento. Conservate in luogo buio e fresco per un massimo di 1 anno.

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4.11.09

In attesa del freddo coccoliamoci con un Dolce Amor

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L'inverno non ne vuol proprio sapere di arrivare. Ma la voglia di dolci morbidi, coccolosi e di una tazza di tè bollente scalpita sotto abiti un pò troppo leggeri per il periodo. Così, quasi a voler fare un rito propiziatorio, mi son preparata un dolce che amo molto e l'ho gustato con uno dei miei tè preferiti.
Si tratta di un dolce tipico di Varese, ma conosciuto anche a Milano. La sua caratteristica principale consiste nell'utilizzo della farina di mais che, insieme al burro e alle mandorle, crea un impasto ricco, profumato e friabilissimo. Da tradizione, andrebbe cotto in uno stampo con delle scanalature, che gli da la forma simile a quella di un bruco (vedi
qui). Se non lo avete, potete sostituirlo con uno stampo da plumcake, come ho fatto io.
Se amate i dolci rustici che profumano di cose buone, di casa, di morbide coccole, questo fa per voi. Lo trovo perfetto per ogni occasione, dalla colazione alla merenda, o anche per concludere un pranzo. In questo caso lo si potrà arricchire con uvetta ammollata nel liquore, scaglie di cioccolato fondente o ancora scorzette d'arance candite.



AMOR POLENTA


AMOR POLENTA (o DOLCE AMOR)

Ingredienti per uno stampo da plumcake di 26-28 cm :

230 g di burro di panna freschissimo

200 g di zucchero a velo

160 g di farina gialla macinata finissima (comunemente detta fioretto)

120 g di farina bianca 00

120 g di mandorle intere spellate e leggermente tostate

2 cucchiai di zucchero semolato

50 g di liquore Strega o amaretto

1 stecca di vaniglia

1/2 bustina di lievito in polvere

2 uova intere

6 tuorli

Macinate finemente le mandorle con i 2 cucchiai di zucchero semolato (questo servirà ad assorbire l'olio che le mandorle rilasciano quando vengono macinate ed eviterà di farle attaccare alle pareti del robot).
Preparate la vaniglia incidendola a metà ed estraendone i semi con la parte non affilata di un coltello.
Fate fondere il burro in un pentolino a fondo pesante su fuoco basso. Poi fatelo raffreddare una quindicina di minuti. Si sarà depositata sul fondo la parte acquosa, mentre sarà rimasta in superficie solo la parte grassa. Ora preparate la ciotola in cui lavorerete l'impasto e versate il burro, facendo attenzione a non far versare la parte depositatasi sul fondo (cioè quella acquosa). Verificate che il peso del burro sia 200 g. In caso contrario, procedete come detto, sciogliendone ancora, e aggiungetene fino a raggiungere il peso desiderato.
Iniziate a lavorare con le fruste per un paio di minuti poi unite lo zucchero. Lasciate che burro e zucchero montino insieme, quindi aggiungete le uova e i tuorli uno alla volta, aspettando che ciascuno sia ben assorbito, prima di procedere con il successivo.
A questo punto unite, nell'ordine che segue e sempre con le fruste azionate, mandorle, vaniglia, liquore, farina di mais, farina 00 e lievito.
Ponete nello stampo e cuocete a 170° per circa 40 minuti.
Verificate la cottura con uno stecchino di legno.
A piacere, spolverizzate con zucchero a velo.


Ci vuole un po' di pazienza

Probabilmente vi starete chiedendo se è davvero necessario far sciogliere il burro, prelevandone solo la parte grassa o se potete accorciare i tempi saltando a piè pari questo passaggio. Io posso dirvi che ho provato diverse varianti di questo dolce (che non prevedevano questa fase), ma nessuna è stata soddisfacente come questa.
Qualora aveste in casa del burro chiarificato (ghi) potete tranquillamente usare quello, poichè, in fondo, l'operazione che vi descrivo null'altro sarebbe che una rapidissima preparazione del burro chiarificato.

L'amor polenta è uno di quei dolci che migliorano con il tempo. Perciò un po' della pazienza che vi è stata richiesta nella preparazione, dovete impiegarla, poi, per resistere alla tentazione di finire tutto il dolce. Se qualche fetta sopravviverà due o tre giorni, ben conservata in carta alluminio, avrete il piacere di addentare un morbidissimo impasto, dal gusto rotondo e burroso (ma affatto unto), dalla texture calda e granulosa.
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